Riccardo Bagnato parla di Chrome, il nuovo browser di Google
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Autore: Saverio Rizza “SIGNORE e signori, ecco a voi il nuovo browser di Google.” Inizia così lo strafalcione editoriale di Riccardo Bagnato, giornalista del quotidiano La Repubblica, autore di numerosi articoli sulle nuove tecnologie e sulle politiche economiche delle multinazionali più conosciute nel mondo informatico. Bagnato, laureato a Parma in editoria digitale, parla di Chrome nel suo articolo apparso su “La Repubblica” a poche ore dal rilascio ufficiale del software, fissato dalla multinazionale di Mountain View per le ore 21 del 2 settembre 2008 sul mirror italiano di Google. Mentre la blogosfera internazionale dibatte di Chrome, applicativo basato su tecnologie open source e rilasciato sotto licenza BSD, analizzandone punti di forza e licenze d’uso che potrebbero ledere la privacy degli utenti, l’incauto giornalista si sbilancia nel giudizio relativo alle qualità tecniche del software scambiando fischi per fiaschi.
Già noto ai navigatori di Internet come colui che parlò dell’affare iPhone relativamente a prezzi e tariffe scontrandosi con le osservazioni dei consumatori, caduto nel ridicolo nel suo articolo “Il funzino apocrifo beffa Google, Yahoo! e Live Search“, commentato da Francesco D’Aguanno, si fa pizzicare oggi per la scarsa conoscenza della materia informatica. L’articolo dalle connotazioni sensazionalistiche, sembra non riportare la fonte delle statistiche relative alla diffusione dei browser in circolazione, e si dilunga poi in spiegazioni relative alla tecnologia impiegata dai programmatori di Google nello sviluppo del nuovo software. Bagnato parla di sandbox, descrivendola come “l’opzione con cui è possibile leggere alcuni suggerimenti mentre si scrive l’indirizzo web assomiglia a quanto già offre Firefox, migliorato semmai e ampliata la gamma di scelte”, trasformando l’implementazione di una soluzione per la sicurezza del software, che fa uso di meccanismi che impediscono a un sito web di eseguire azioni di qualunque genere sui computers dei navigatori, in… una barra di ricerca con suggerimenti! Continua poi con… “Ma come si comporta BigG per tutelare la privacy dell’utente? Chrome permette non solo di cancellare la cronologia (possibile anche con altri browser), ma di navigare senza raccogliere dati inerenti quanto stiamo consultando: si chiama “Incognito” e garantisce che le pagine visitate non compariranno nella cronologia web.”, confondendosi con quella che molti utenti chiamano “porn-mode”, ovvero la possibilità di navigare senza scrivere la cronologia (tipica di qualunque browser), tralasciando le problematiche relative ai veri problemi di privacy per l’utente, cioè uno dei temi più dibattuti sin dai primi rumors riguardanti l’uscita di Chrome. In rete non si parla d’altro, la licenza d’uso, sembrerebbe permettere a Google di eseguire l’aggiornamento automatico e l’installazione di nuovi moduli e funzioni, senza preavviso ne richieste ai fruitori del software. Oltre alle ambigue sottoscrizioni, Google segnala in modo chiaro la raccolta di dati e statistiche relativamente ai siti visitati e alle preferenze di navigazione durante la permanenza in rete. Il delirio tecnologico non è ancora terminato. Vediamo nel dettaglio: la velocità del nuovo prodotto di Google è notevole, ma per essere tale non lesina certo sulle risorse del computer. Senza però esagerare. D’altra parte in occasione della presentazione di Chrome, è stato ribadito più volte che il consumo non sarebbe stato ridotto in modo significativo rispetto i concorrenti. Un semplice esperimento lo dimostra. Testando infatti i tre browser principali - Ie7, Firefox e Chrome - con lo stesso numero di pagine aperte, quest’ultimo richiede più risorse. Per verificarlo è sufficiente aprire il proprio task manager e controllare. Nel nostro caso, più per curiosità che per precisione, ecco il risultato: Ie7, Chrome 86368 KB, Firefox 77224 KB, e Ie7 71620. In realtà, l’utilizzo di un quantitativo di memoria superiore rispetto ai concorrenti, sono da ricercare in una nuova soluzione tecnologica che predilige l’apertura di un nuovo processo per ogni nuovo tab, differentemente dai prodotti concorrenti che fanno uso di semplici threads. Questa tipologia di architettura è stato progettata per velocizzare il software, evitando i problemi tipici della frammentazione della memoria dinamica e risolvendo molte problematiche relative alla stabilità del software rendendo la finestra principale architetturalmente indipendente dai tab. |